mercoledì 27 maggio 2009

ELEZIONI AMMINISTRATIVE



VOTA E FAI VOTARE UDC.

Votando come segue non rischi di annullare il tuo voto e dai la tua preferanza al nostro candidato Sindaco Anna Lisa Renoldi, all'UDC e al tuo candidato preferito
ELENCO DEI CANDIDATI AL CONSIGLIO COMUNALE
UDC SARONNO


L'On. Lorenzo Cesa incontra i Saronnesi






Giovedi 21 Maggio all'Hotel Grand Milan di Saronno il nostro segratrio nazionale, On. Lorenzo Cesa, ha incontrato i cittadani saronnesi e i candidati alle prossime elezioni comunali.
Presenti in sala oltre 200 persone.....

L'On. Lorenzo Cesa incontra i saronnesi (2 )





Casini: «Sto al centro ma cerco un'alleanza con i riformisti» di Susanna Turco - L'unità 8 marzo 2009

Per certi versi, e con tutte le difficoltà del caso, Pier Ferdinando Casini si trova al momento nel crocevia che coltiva da una vita. Di là, dicono che due terzi dei voti Udc arrivano dal centrodestra, e che quindi il suo leader tornerà da Berlusconi. A di qua, dicono invece che sta dragando voti all'area ex Margherita, e che prima o poi si alleerà con il Pd.
Vuole illuminarci sui suoi intendimenti?
Lei ha riassunto due versioni di comodo. Abbiamo stretto un patto coi nostri elettori, quello di restare al centro, e lì rimaniamo. Spiace per chi ha aspettative diverse.
Però ora state col pd Dellai a Trento, con Cappellacci in Sardegna, da soli per la provincia di Cosenza.
Il territorio ha un suo protagonismo, non gli si può mettere la camicia di forza.
C'è chi dice che il vostro è un atteggiamento schizofrenico.
Schizofrenia è quella degli altri, che preferiscono in molti casi affidare il proprio futuro a persone che non hanno dimestichezza con l’amministrazione: noi guardiamo il profilo delle candidature
Ma a chi sta parlando?
A chi ritiene che noi ci schieriamo di qua o di là per convenienza: ma chi si muove così, lo fa per prendere posti. Invece noi, i posti li abbiamo persi. Questa è la differenza tra l'Udc e i tanti trasformisti, oggi ben collocati nei partiti maggiori, che ci vogliono dar lezioni.
Si riferisce a Pionati?
No, guardi: francamente mi riferisco a tutti salvo che a lui.
Dice che lei vuol fare il Prodi della situazione. Vuole?
Pionati esiste in quanto insulta me. Contento lui, contenti tutti.
La Russa dice che l'Udc non può fare la politica dei due forni. Lei esclude appoggio organico al Pdl?
Ma certo che sì. La Russa continua a spiegarci come dovremmo far politica, continua a parlarci come se fossimo organicamente schierati nella Pdl. Forse si è distratto.
Forse è dispiaciuto...
Ritiene che ciò che è successo sia un incidente, invece è figlio di un'idea diversa del futuro dell’Italia.
A proposito di futuro, cosa le sembra del Pdl che va per acclamazioni e spartizioni percentuali?
È totalmente coerente: farà un congresso a sua immagine. Non vedo che bisogno ci sia di fare uno scrutinio segreto per Berlusconi: il Pdl è lui, nel bene e nel male.
E cosa c'è di bene, nel Pdl?
Quel che rispetto sono i voti che prende. In politica il popolo ha sempre ragione, e ha votato il Pdl.
La nuova fase di governo Berlusconi, tutta decreti e fiducie?
Del tutto coerente con la sua idea di politica. Per il Cavaliere esiste il popolo e il leader, tutto il resto è un impiccio. Per me esiste la rappresentanza politica, ed è il motivo per cui mi batto per le preferenze. D'altronde, un Parlamento che si fa sistematicamente bypassare dal governo è un posto i cui membri non sono consci del loro ruolo, Non è un caso che siano figli di quel tipo di selezione.
E il ruolo, anche critico, di Fini?
Si rende conto della situazione e ha un disagio oggettivo, dovuto al fatto che è presidente della Camera: cerca di rispondere a tutto questo.
Anche An coltiva questo disagio?
Mi pare chiaro che An si sia accovacciata, che abbia fatto la sua scelta.
Il fatto che Franceschini, ex dc come lei, sia diventato segretario del Pd non le suscita un po' d'invidia?
Ho tanti difetti, l’invidia no.
Non le è venuto in mente che magari anche lei poteva diventare segretario del Pdl, se ci fosse entrato?
Non lo so, ma a quelle condizioni non mi sarebbe interessato. Il problema in politica non è avere una carica anche a costo di perderci l'anima, ma fare ciò di cui si è convinti.
Il Pd dell’ex dc Franceschini può togliere spazio all'Udc o è un potenziale alleato più di prima?
Ritengo questo nominalismo una polpetta avvelenata della politica Il problema del Pd non è la provenienza del segretario di oggi come non lo era di quello di ieri. E qui apro una parentesi su Veltroni.
Prego.
Con Veltroni mi sembra si sia peccato di ingenerosità, perché tutti sappiamo che senza di lui il Pd avrebbe preso almeno 5-6 punti in meno alle politiche. Ma al di là di questo, il punto del Pd sono le politiche che fa.
In che senso?
In periferia il Pd fa alleanze quasi sistematiche col Prc, dopo aver chiuso con quel partito a livello nazionale. Eppoi, per esempio, deve scegliere se stare con la Cgil o con la Cisl. Con Rutelli o con la Finocchiaro sulla legge sul fine vita.
I primi passi di Franceschini la convincono?
No. Però lo conosco fin da ragazzo, è uno bravo, molto determinato e molto decisionista. Non sarà un segretario travicello, sono convinto che durerà a lungo.
Come fu per Zaccagnini?
Esatto. Detto questo, ha fatto la scelta di rassicurare la sinistra. Non lo biasimo, ha la preoccupazione di Di Pietro. Però è avviato a fare del Pd un partito guida del socialismo europeo. Nei Paesi normali queste forze governano o da sole o nelle grandi coalizioni, come in Germania. Ma l’Italia non è un Paese normale.
Quindi?
Abbiamo davanti una legislatura di cinque anni, per cui calma ragazzi. Abbiamo tempo per capire se questo percorso porterà una forza come la mia a evidenziare maggiori elementi di convergenza con la maggioranza o con l'opposizione guidata dal Pd.
La Binetti ha già fatto capire che se il Pd non garantisce candidature coerenti in Europa è pronta ad andarsene. L’Udc sarebbe pronta a offrire rifugio politico ai teodem?
Domanda offensiva per noi e loro. Stanno conducendo una battaglia nel loro partito, è giusto che la facciano fino alla fine. Non è che io possa, o voglia, entrare in casa d’altri come un elefante in una cristalleria, non mi interessa.
Sta per giungere l’ora di rifare il centro?
A me le parole centro, destra e sinistra ormai di danno nausea.
Grande centro?
Ancora peggio. Queste robe non hanno più alcun senso. Ha senso un disegno riformista del Paese, perché l'Italia ha ritardi che non si può più consentire. Ha senso che le persone che la pensano in modo uguale si diano una mano. Non ha più senso che l’opposizione, soprattutto in un momento come questo, speri che passi il cadavere di Berlusconi, perché purtroppo passerà il cadavere dell'Italia.
A giugno scade il mandato di Montezemolo. Può essere della partita?
Montezemolo è maggiorenne e vaccinato. Per me, più gente della cosiddetta società civile fa politica meglio è. Però lasciamolo in pace, non tiriamolo per la giacca.

ItaliaOggi

Mercoledì 20 maggio 2009

Pagina 8

Rubrica NEODEM

MENO MODULI DI STATO E PIÙ LIBERTÀ IN ABRUZZO

di Pierluigi Mantini

In Abruzzo si apre una nuova fase, dall’urgenza dell’emergenza al governo dell’emergenza e del futuro. Le scosse sembrano diminuire, dalla lunga condizione di terremoto si è tecnicamente ora nella fase di “sciame sismico”.

Con cautela, sulla base dell’esperienza scientifica, si può iniziare a pensare e a programmare il vero obiettivo: quello del rientro, del ritorno ad una dolorosa e difficile normalità. Può apparire velleitario o addirittura provocatorio parlare di “rientro”, in una condizione segnata da molte macerie e non solo materiali.

Certo non si può pensare ad un ritorno ad una quasi normalità, anche se talvolta, da qualche spicchio di terra, il rigoglio della natura o lo speciale rosa del tramonto dietro il Gran Sasso possono concedere l’illusione che poco sia cambiato. È l’illusione di un momento, perché lo sgomento che accompagna le persone trova una sua brusca conferma appena lo sguardo incrocia le gru altissime che spuntano dal centro storico blindato o le macchie blu delle tende tra il verde dei campi.

Eppure, dinanzi alla drammaticità eloquente dei fatti, c’è qualcosa che non ci convince nel gigantismo dell’intervento pubblico in atto. Gigantismo mediatico, di promesse, di presenze politiche, di Capi di Stato del G8, di espropri.

L’aquilano ferito, ma non abbattuto, come il motto “nec recisa recedit” che campeggia nella Caserma della Guardia di Finanza, sembra perplesso ed estraniato dinanzi a questa girandola di numeri e di effetti speciali.

Però, mentre si affollano le visite di strani personaggi di servizi di sicurezza di mezzo mondo e procedono alacremente i lavori per il G8, ci sono alcuni fatti che non si vedono.

Il decreto legge in via di conversione al Senato è stato migliorato ma non si vedono ancora coperture efficienti delle risorse né liquidità. Gli indennizzi per le attività produttive sono incerti e ancora affidati ai “crediti di imposta”, inutili per attività che avranno ben poco “debito di imposta” e inadeguate a rigenerare il tessuto produttivo. Non c’è la “zona franca” o comunque un regime anche parziale di detassazione che possa attrarre investimenti e risorse. Non è chiara la gestione delle gare e degli affidamenti e crescono i primi pericolosi sospetti.

Gli albergatori della costa, che ospitano 35.000 aquilani (20.000 in alberghi e il resto in residence, villaggi, campeggi, bed and breakfast) non hanno ancora ricevuto il pagamento delle due prime fatture e nulla sanno circa l’orizzonte temporale di questa permanenza che ovviamente incide pesantemente sui flussi turistici, con notevoli danni indiretti anche per la stagione 2010. La nuova convenzione tra albergatori e Protezione Civile dovrà dare certezze.

Ma ciò che turba i cittadini del terremoto è il maxipiano di esproprio che si è abbattuto in questi giorni sul territorio. Un piano di espropri gigantesco, che occupa valli e pianure meravigliose, con un disegno spesso contradditorio che non bada alla “proporzione tra il sacrificio dei privati e l’interesse pubblico” (Corte Costituzionale 155/1995), nega qualsiasi possibilità di iniziativa privata per fare residenze di qualità, espropria ettari di orti dei residenti confinanti con terreni già di proprietà comunale che restano invece intatti.

Un mega-piano confuso anche sul piano delle motivazioni urbanistiche, assai generiche e modeste, che si autodefinisce ora “piano esecutivo ad iniziativa pubblica”, ora “piano strategico”, soggetto a nuove revisioni e intese e che prevede una densità bassissima (inferiore a 150 abitanti per ettaro), con un enorme consumo di territorio.

Gli errori tecnici sono notevoli ma qui è sufficiente sottolineare due questioni. La prima è che, poiché non si tratta di alloggi provvisori ma di “moduli abitativi durevoli”, ossia di interi nuovi quartieri e centri urbani, dovrebbe essere chiaro che le città non sono costruite dal pubblico ma dai privati. Con le professionalità dei privati, i developer, i fondi istituzionali e privati, la cultura urbanistica e architettonica con indirizzi e controlli pubblici. Si sta tentando di fare il contrario, di costruire L’Aquila del futuro secondo un disegno imperialista di moduli pubblici.

La seconda questione è collegata alla prima e consiste nell’eccesso di casette ossia nel sovradimensionamento dell’offerta. Dai sopralluoghi fatti al 17 maggio risulta inagibile circa il 30% degli edifici (sommando le categorie E e F) ossia poco più di dodicimila edifici. Ma non tutte sono “prime abitazioni” e non è affatto preciso il fabbisogno reale.

C’è chi ha una seconda casa, chi preferisce trasferirsi per qualche anno in un’altra città, chi più semplicemente accetta l’ospitalità di un parente… E poi ci sono 1000/1500 appartamenti sfitti nel comune di L’Aquila e costruttori e proprietari lodevolmente intendono metterli a disposizione, attraverso un fondo. E ci sono migliaia di appartamenti sfitti nella provincia, che pure potrebbero essere utilizzati e dopo settembre tornano liberi gli alberghi…

Sono stati interpellati gli aquilani su cosa preferiscono fare della loro vita e del loro futuro? Preferiscono attendere il tempo necessario e tornare alla loro città o vogliono vivere il resto della loro vita nei “moduli abitativi” di Stato? O preferiscono poter scegliere tra soluzioni e offerte diverse?

Grazie a tutti, ora a L’Aquila vogliamo meno Stato e più libertà.

«No a leggi orientate dalla fede»

Richiamo di Fini al Parlamento. Insorge l'Udc: «Indegno discriminare i credenti»

ROMA - «Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso». Lo ha detto, a Monopoli, il presidente della Camera Gianfranco Fini dialogando con gli studenti sui temi della Costituzione. Il dibattito su bioetica e testamento biologico è stato evocato durante il dibattito in cui gli studenti delle scuole della cittadina pugliese hanno posto al presidente una domanda sull’articolo 33 della Costituzione che parla di libertà per arte e scienza. Fini afferma che su certi temi in lui «il dubbio prevale sulle certezze»: «Ma è un dibattito aperto, oggi, nella nostra società e auspico che venga affrontato senza gli eccessi propagandistici di questi ultimi mesi